lunedì 2 ottobre 2017

La mobilità ciclistica dà fastidio a qualcuno?

Di seguito la nota stampa ufficiale pubblicata dalla Fiab Onlus in merito al ritiro dalla discussione in parlamento della LEgge Quadro sulla Mobilità Ciclistica

Se lo chiede FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta e tutto il mondo dei ciclisti urbani. A pochi giorni dalla chiusura della Settimana Europea della Mobilità (16-22 settembre, dove il Ministero dell’Ambiente è stato splendidamente assente) la scorsa settimana (il 28 settembre) in Parlamento, la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica – presentata nel lontano 2014 – è stata nuovamente ritirata dalla discussione a causa di un parere non positivo da parte della commissione del Ministero dell’Economia e Finanza (MEF).

Ci domandiamo quali problemi ulteriori ci siano dietro una Legge che darebbe l'opportunità anche all'Italia, come nei Paesi Europei più avanzati, di pianificare, progettare, strutturare un nuovo modello di mobilità nelle nostre città – commenta con forza Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB – La Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, infatti, darebbe alle nostre città strumenti per cominciare ad affrontare con serietà anche l'emergenza smog che, siamo certi, vedrà tra poche settimane tutti i sindaci, i presidenti di regione e i politici vari sulle barricate a cercare le soluzioni più fantasiose”.

Ancora una volta ci viene detto che, nonostante il Ministero dei Trasporti abbia indicato le risorse per la copertura della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, il Ministero Economia e Finanza ha richiesto ulteriori dettagli – spiega Giulietta Pagliaccio che aggiunge - Se tanta solerzia fosse stata messa nelle grandi opere autostradali forse, oggi, non staremmo pagando autostrade inutili. Chissà perché, invece, per la mobilità ciclistica c'è sempre qualcuno che ha bisogno di sapere anche la marca della vernice per pitturare le strisce”.

I toni che ha assunto la vicenda dell’approvazione della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica sono definiti da FIAB ridicoli e incomprensibili “tanto da portarci a pensare che forse questa Legge dà veramente fastidio a qualcuno – dice Giulietta Pagliaccio – ma poiché la campagna elettorale è cominciata, prima o poi lo scopriremo”.

Inutile ricordare che la Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica (presentata in Parlamento il 17 ottobre 2016 dall’on Paolo Gandolfi dell’Intergruppo parlamentare per la Mobilità Nuova e Ciclistica, dopo due anni di lavori e revisioni e destinata, ora, a divenire carta straccia per via della fine della Legislatura), sarebbe funzionale a sostenere una politica nazionale che, con un rinnovato approccio, possa dare seguito alle ormai note esigenze di città soffocate dal traffico e dall’inquinamento, considerando che l’80% della popolazione italiana vive all’interno di agglomerati urbani.

Il ritorno economico per l’intera società generato dagli investimenti in mobilità ciclistica è dimostrato da diverse ricerche. Secondo un autorevole studio fatto a Copenaghen*, ad esempio, un segmento d’infrastruttura ciclabile lungo 1 km porta un guadagno netto di 42 centesimi per ogni ciclista che lo percorre, mentre lo stesso km fatto in auto genera una perdita di 3 centesimi. E, poiché la matematica non è un’opinione, è facile comprendere come il ritorno generato da quel km, percorso da una media di mille ciclisti, sia di 420 euro al giorno, ovvero oltre 150.000 euro in un anno.

In bici con i bambini si può e si deve

Saranno migliaia gli articoli che descrivono la possibilità di andare in giro in bici con i bambini, sfatando miti tipicamente italici in cui si lascia intendere che da settembre a maggio non si possono portare per via del freddo e da giugno ad agosto per via del caldo, ed anche se le condizioni climatiche lo permettessero non avremmo la possibilità di portare in nostri amati pargoli con noi perchè il traffico è pericoloso, lo smog uccide e una meteorite potrebbe arrivare dal cielo, non si sa mai.

Ovviamente i miti sono falsi e alcuni di noi da anni portano in giro per la città i propri figli in bici, spingendosi, cose incredibili, anche al di fuori dei confini urbani.
Gli strumenti esistono e sono utilissimi, basta usarli con consapevolezza, scoprendo il fatto che muoversi in bici rende gli adulti sereni, i bambini felici e riduce il traffico, visto che per ogni famiglia che si muove in bici c'è un auto in meno che circola (anche due a volte).

Il seggiolino.
Il mercato è pieno di seggiolini di ogni stile e colore, abbiate l'accortezza di scegliere solo quelli omologati e che riportino il richiamo EN 14344, che è la normativa europea che disciplina le regole di sicurezza per i seggiolini bimbo, che sono queste: per i seggiolini posteriori il peso del bambino  è ricompreso fra i 9 ed i 22 kg, mentre per quello anteriore è ricompreso fra i 9 ed i 15 kg; i seggiolini devono avere gli angoli arrotondati o comunque protetti da materiale plastico, inoltre non devono esserci parti piccole staccabili che potrebbero essere ingerite dal bambino.
Vi ricordiamo che il codice della strada disciplina le caratteristiche tecniche delle attrezzature per il trasporto dei bambini all'art. 225 del regolamento attuativo.
Inoltre ricordiamo una cosa fondamentale: sul telaio della bici non si può portare più di un bambino a meno che la bici non sia appositamente omologata per il trasporto di più bambini, per esempio le cargo bike.


Il carrellino
Carrellino con bandierina
I carrellini sono una cosa molto utile, perchè permettono di trasportare anche bambini al di sotto dei 9 kg di peso, di proteggere i pargoli dalle intemperie e di utilizzarli come carrello porta oggetti, quando
l'apposito vano è presente.
Molti diranno che nelle strade urbane non sono molto sicuri, perchè essendo bassi non risultano visibili. In effetti la critica è veritiera, ma con le apposite bandierine di segnalazione il problema è risolto. I carrellini, inoltre, hanno uno scheletro in alluminio molto robusto che protegge il bambino unitamente alle cinture di sicurezza.



Il cammellino
Avete presente la mezza bici, quella con una ruota sola, la posteriore, e che nella parte anteriore si collega al tubo reggi sella della bici dell'adulto? ecco, quello è il cammellino. Diavoleria interessante ed utilissima, che ci consente di portare il nostro pargolo cresciuto facendolo pedalare e sottraendolo

all'oziosa costrizione del seggiolino o del carrellino. Certo è che poi, dopo l'acquisto, ci troviamo questa mezza bici che non è il massimo dell'utilità, inoltre, quando si arriva nei luoghi di sosta, dove il bambino potrebbe anche pedalare da solo, non lo si può utilizzare, per questo ci sentiamo di consigliare, in alternativa al cammellino, gli strumenti di traino della bici del bambino vera e propria, tipo la barra trainante o il Follow me.



La barra trainante (trail gator) ed il Follow me
Sono due sistemi intelligenti che permettono all'adulto di trainare il bambino lungo le strade con maggiore traffico o di coprire grandi distanze, ma che consentono di portare con se la bici del bambino. Così, quando il piccolo ha voglia di pedalare, la strada si è fatta più sicura o si arriva in un luogo di sosta, lui si può svagare con la propria bici. Sul mercato trovate due soluzioni. 
Trail Gator
La meno costosa è la barra rigida o, come è meglio conosciuto, Trail Gator Simile al principio del cammellino collega la bici dell'adulto con la parte anteriore della bici del bambino, sollevando la ruota da terra. 
Più costoso, molto più costoso, quasi cinque volte di più, è il sistema Follow Me, che permette di collegare la bici dell'adulto a quella del bambino ancorandola con la ruota anteriore e rendendo
Follow me
più stabile e fluido il movimento.
Li abbiamo provati entrambi e ci sentiamo di dire che il rapporto qualità prezzo della barra trainante è insuperabile. Poi se avete soldi da spendere potete comprare il Follow Me, ma non è indispensabile.




Questo il mercato degli strumenti per creare una famiglia in bici e per cominciare a vivere le giornate all'aria aperta e non più dentro l'abitacolo di un auto. Scoprendo forme di mobilità nuova e sostenibile. Noi lo facciamo da anni e la cosa continua a divertirci tantissimo.
Buona pedalata. 

mercoledì 27 settembre 2017

E noi lo denunciamo... Non vogliamo la bici Illegale

La bici non è una moto
Alla fine lo abbiamo dovuto fare. Dopo tanti post su questo blog e diverse segnalazioni fatte in via informale, abbiamo ritenuto opportuno segnalare alle autorità la pericolosa situazione dei ciclomotori elettrici che indisturbati circolano lungo le vie cittadine. Avemmo voluto vedere un intervento tempestivo anche senza una formale segnalazione, ma si vede che la cosa non era opportuna. Il problema si pone inoltre con riferimento alle bici a pedalata assistita che non rispettano i parametri di legge. Questi mezzi sono ancora più pericolosi per gli utenti deboli della strada e, in particolare, per tutti quei ciclisti che rischiano di essere travolti da finte biciclette che viaggiano a 40 km/h. 
Ricordiamo che il Codice della Strada permette alle biciclette a pedalata assistita di circolare purchè rispettino determinati parametri. Velocità massima di assistenza 25 km/h; potenza nominale del motore 0,25 kw, assistenza solo con pedali in movimento.
Questo significa che la bici a pedalata assistita è a tutti gli effetti una bici, con l'unica differenza che assiste, appunto, il ciclista. Se il ciclista smette di pedalare il motore si ferma, quando la bici arriva a 25 km/h il motore si ferma, oltre quella velocità è solo propulsione muscolare. 
Qualsiasi altra variazione è illegale, lo ripetiamo ancora una volta, ILLEGALE.
Continueremo questa nostra campagna perchè crediamo nei benefici della bici a pedalata assistita e siamo assolutamente convinti che possa rivoluzionare la mobilità ciclistica, purchè rispetti quei limiti stringenti, che, correttamente, sono stati imposti dalla legge. Ogni violazione in tal senso rappresenta un danno gravissimo a questo processo rivoluzionario.