lunedì 8 febbraio 2016

Senza auto o camion, con l'energia collettiva

La mobilità urbana è il segno visibile della civiltà di un luogo, di una comunità. In maniera semplice possiamo dire che quando a circolare sono pedoni e biciclette, quando il mezzo pubblico ha superato ed eliminato gli spazi per il mezzo privato, si è raggiunta la costruzione di una città vivibile.

Costruirla significa realizzare un progetto che va ben oltre una postazione di bike sharing o un finto car sharing.
Significa avere intergralmente ripensato l'economia della città, partendo dalla persona, dalla salute e dallo spazio pubblico.

Prima di arrivare a definire quello che vogliamo dire serve comprendere una cosa, che non è ideologica, ma pratica. 
L'attuale impostazione dei trasporti in Europa vive un conflitto molto forte fra la prevalenza dell'uso del mezzo privato e del trasporto su gomma con la richiesta, ormai costante, di una nuova prevalenza, ovvero sia quella dell'uso del mezzo pubblico e del trasporto su rotaia sulle lunghe distanze.

In questo dibattito non entrano in gioco direttamente i combustibili. Se ci fate caso il rilievo non è al gas o al petrolio, ma al numero dei mezzi usati ed alle scelte trasportistiche da adottare. Le conseguenze sui combustibili sono indirette.

I mezzi usati in città
Nelle città abbiamo un flusso incontrollato di auto (a gas, elettriche, benzina o gasolio non importa) che producono danni alla vita (sic!). Ogni singola auto occupa spazio pubblico, richiede processi di manutenzione, produce inquinamento acustico, arreca danni ai bambini e agli anziani, impedisce lo sviluppo dei quartieri, vincolando i progettisti a pensare ampie aree per strade e parcheggi, che vengono sottratte alla persona. L'automobile è oggi un mezzo insostenibile.
Il progetto europeo delineato nel Libro Bianco dei Trasporti è semplice, disincentivare l'uso del mezzo privato ed incentivare quello del mezzo pubblico. Favorendo gli spostamenti a piedi o in bicicletta, con un maggiore uso dell'intermodalità.
Questo porterebbe a soluzioni urbane meno inquinanti che condurrebbero ad una economia diversa.
Riducendo nel contempo le emissioni che fanno male alla salute.
Ancora una volta il problema non è cosa alimenta i mezzi, ma il numero dei mezzi. Lo ripetiamo, le conseguenze sui combustibili utilizzati sono indirette.

I mezzi usati in ambito extraurbano
Si è soliti far passare lo sviluppo dal cosiddetto processo della logistica delle merci e delle persone. Tradotto in parole semplici: spostare le merci e le persone da un posto ad un altro.
Soffermiamoci sul piccolo paese di provincia che viviamo, Gela. Il cittadino, per arrivare in qualsiasi luogo che si trovi oltre i confini comunali è costretto ad utilizzare il mezzo privato (con le conseguenze che conosciamo). In alternativa, l'unico mezzo pubblico collettivo che si ha è il bus, la vecchia corriera degli anni cinquanta. Il treno non esiste.
Lo stesso discorso si sta facendo per la movimentazione delle merci, si continua a parlare di nuove strade e di implementare il trasporto su gomma oltre i trecento chilometri.
La soluzione più ovvia, a medio termine, sarebbe quella di puntare su una implementazione del trasporto su treno, con collegamenti rapidi con le grandi città, i porti e gli aeroporti. 
Significherebbe diminuire il numero dei mezzi privati circolanti con la implementazione del mezzo collettivo (treno).
Ecco che, per l'ennesima volta, il problema non è il combustibile, ma il mezzo utilizzato.

I combustibili e l'energia.
Dopo tanto parlare siamo arrivati a questi tanto vituperati combustibili.
Per comodità li possiamo dividere in due tipi Fossili o Rinnovabili
I fossili li conosciamo, sono il gas ed il petrolio. Inquinano e se qualcuno vi dice che non è così vi sta dicendo una grande bugia.
Le rinnovabili ormai sono diventate famose: il sole, il vento, il moto ondoso, l'acqua dei fiumi. Non inseriamo le bio masse, perchè possiamo considerarle rinnovabili solo in base al processo utilizzato, in alcuni casi inquinano e fanno danni più gravi dell'utilizzo delle fonti fossili.
Cambiare le abitutdini in ambito trasportistico incide anche sull'utilizzo di queste fonti. Sicuramente implementare il trasporto pubblico porta ad un minore utilizzo delle fonti energetiche e la cosa incide positivamente su tutto quello che ci circonda.
Certo che, poi, collettivizzare la produzione di energia dovrebbe essere la scelta del futuro. Perchè se posso produrre ed immettere in rete, come singolo cittadino, molta energia con un impianto domestico, milioni di impianti domestici realizzano una mega centrale diffusa ( ci si passi la contraddizione in termini). 
Qui torna in campo il pensiero dei veicoli elettrici. Difatti, l'elettrificazione del parco dei mezzi di trasporto collettivo comporterebbe la capacità di realizzare trasporti e produzione energetica ad impatto inferiore rispetto all'attuale sistema.
Molti mezzi pubblici, (cento persone su un autobus sono meglio di cento auto in giro) Molta logistica collettiva (cento container su un treno sono meglio di cento camion su strada) Un futuro diverso, che ci viene chiesto dalle scelte messe in campo dalle normative europee.

Il futuro passa per la mobilità cllettiva delle cose e delle persone, come un grande flusso sanguigno che porta in giro la vita. Se il sangue è pulito si vive, ma se è ricco di sostanze inquinanti si arriva alla morte.

Poi, se qualcuno, molto provinciale, è convinto che il futuro passi per la produzione irrisoria e di incerta destinazione, di gas da alghe o da rifiuti, ha proprio intrapreso la strada della fantiasienza a fumetti.

Fiab Gela 




giovedì 4 febbraio 2016

Nel nome dei figli

Lo stato della mobilità a Gela è drammatico. Il trasporto pubblico è praticamente inesistente, mentre altamente diffuso è l'uso del mezzo privato per qualsiasi tipo di spostamento. La città si lamenta dell'inquinamento derivante dal petrolchimico, ma nel frattempo i livelli inquinanti nell'aria in prossimità delle scuole e delle principali arterie cittadine sono elevati a causa dell'eccessivo numero di veicoli circolanti.
Non esiste spazio urbano e gli utenti deboli della strada (pedoni, bambini, anziani, disabili, ciclisti) sono assolutamente penalizzati, a causa della inesistenza, pressochè totale, di marciapiedi adeguati e della costante occupazione dello spazio pubblico da parte delle autovetture.
In questo quadro non idilliaco si inserisce la pessima condizione in cui versa la mobilità a ridosso delle scuole, siano esse dell'infanzia, primarie o secondarie. Auto parcheggiate ovunque, impossibilità di trovare uno spazio per camminare a piedi o in bicicletta e assenza di forze dell'ordine a ridosso dei cancelli di uscita. (In prossimità delle strisce pedonali qualche vigile appare).
Questa situazione è preoccupante ed entra in contrasto con la tutela della salute, sia degli adulti che dei bambini. 
Non ci metteremo qui a citare le diverse carte europpe che tutelano i diritti dei pedoni e, nello specifico, quelli dei bambini. Quello che vogliamo sottolineare è che un'amministrazione che abbia a cuore la tutela dei propri cittadini, soprattutto se bambini, agisce con mosse semplici ed immediate per proteggere i loro diritti
Lasciare che gli spazi educativi siano privi di tutele legate alla mobilità e alla salute significa abdicare al proprio ruolo.
Per questo motivo chiediamo all'amministrazione di intervenire tempestivamente affinchè istitutisca, con ordinanze specifiche, il blocco del traffico veicolare in prossimità delle scuole tutte nel periodo di entrata e di uscita dalle stesse, contestualmente chiediamo che si proceda alla regolamentazione ed incentivazione del servizio di trasporto pubblico proprio in prossimità degli orari di ingresso e uscita delle scuole e con riferimento alle zone scolastiche.
Questo a nostro modo di vedere è l'unico modo per tutelare la salute e la sicurezza di grandi e mbambini.
Sempre e comunque nel nome dei nostri figli.
 FIab Gela Staff

lunedì 1 febbraio 2016

Dateci risposte, ora, adesso, subito!

Gela adesso, una fotografia: il mare brilla di un blu intenso, con il sole che acceca gli occhi mentre scivola verso il tramonto. Il traffico si muove lento nelle vie del centro; si accalca invadente a nord della città, su quella via Venezia che è circonvallazione e trincea allo stesso tempo; si snoda sinuoso e puzzolente sotto il naso dei pedoni ignorati e dei ciclisti inconsapevoli.
Gela, fotografia di una mobilità disattesa, di una vivibilità seppellita.
Lo sappiamo, il petrolchimico chiude inesorabilmente, la disoccupazione viaggia a livelli mai visti, gli investimenti non arrivano, l'inquinamento è sempre più una cosa certa, la politica scarseggia in soluzioni.
Lo sappiamo. Sembra quasi che parlare di vivibilità urbana sia una cosa inutile. Cosa mai veniamo a raccontare a persone che non riescono a sbarcare il lunario. Cosa mai raccontiamo a noi stessi.
Cosa mai raccontiamo se non la vita quotidiana.
Adesso e sempre la vita di tutti i giorni in una città normale. Perchè quando varchiamo la soglia del nostro confine cittadino scopriamo che all'estero o anche nel nostro paese Italia ci sono luoghi dove ci piacerebbe vivere, dove vorremmo far crescere i nostri figli e noi stessi invecchiare. Luoghi così belli che ci piacerebbe viverci dentro.
Luoghi che non sono Gela.
Ecco allora che alziamo la voce, noi di Fiab Gela. Alziamo la voce tutti quanti, persone prima ancora che ciclisti. Persone con figli al seguito, persone che chiedono un diritto.
Un negoziante una volta ci disse, guardate che questa mica è Bolzano, scordatevi le Ztl e le aree pedonali, qui vogliamo le auto fin dentro i negozi. 
Auto fin dentro i negozi, auto negli ospedali e nelle piazze, auto dentro casa e nei nostri letti. Fumi di scarico e lamiere nei salotti di casa nostra. Un luogo dell'auto che non ha nulla per vivere. 
Questo non lo accettiamo.
Chiediamo ora, subito, immediatamente, chiediamo alla politica e all'amministrazione che fine ha fatto il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e chiediamo loro che fine ha fatto il trasporto pubblico. 
Noi tutti lo chiediamo e rivendichiamo spazio per vivere, per uscire dall'emergenza eterna, per essere città normale mentre ci costringono ad essere città in guerra ed in emergenza. Basta emergenza, serve normalità.
Chiediamo questo e vogliamo risposte, ora, adesso, subito.
 

domenica 17 maggio 2015

Morire di corsa

Leggo un articolo su un giornale locale, pubblicato online nella mattina di oggi, guardo il titolo preoccupante e la fotogorafia cruda. Podista investita da scooter sul lungomare di Gela, gravissime condizioni. 
Le parole sono più o meno queste, ma poco importa. Quello che importa è la notizia. Approfondisco, ma non riesco a trovare nulla. Chiamo un amico, mi parla di notizie frammentarie, una ragazza, mattina presto, forse in coma. 
Torno con la mente al luogo presunto dell'incidente, una fascia lunga sette chilometri che percorre il mare a sud di Gela, da oriente a occidente. Uno spazio pensato per le auto, per la mobilità pesante.
L'ho sempre visto così quell'asse viario, privo di marciapiedi per larghi tratti, tracciato come la pista di un aeroporto, utilizzato solo in favore delle auto. Lo vedevo così e lo pensavo capace di uccidere la persona sul piano sociale, soffocando il senso della comunità. 
Oggi quello spazio si è trasformato in uno spazio di lesione, di offesa fisica a quello che è l'utente debole per eccellenza: il pedone. 
Non possiamo oggi tirarci indietro come Fiab, perchè siamo totalmente vicini alla ragazza investita, perchè il nostro scopo è quello di essere vicini a tutti gli utenti deboli della strada, a quei soggetti che devono subire una doppia angheria: quella dell'utente motorizzato, troppo spesso distratto, sbadato, ben sopra i limiti consentiti, infastidito da quei soggetti, ciclisti o pedoni, che gli rallentano la corsa verso un imprecisato dove; quella dell'amministrazione, ben più che sbadata, perchè dopo i tanti incidenti su quell'arteria, dopo la presa d'atto che il lungomare è un luogo della gente, dove ormai le persone, nonostante la situazione logistica impossibile, vanno a correre, a passeggiare, a pedalare, dopo queste cose non ha mai attuato nessun piano di moderazione del traffico. Piani a costo zero, con l'imposizione di limiti rigidi, reali e controllati, con la creazione di aree di rallentamento, con il restringimento della sede stradale in favore degli utenti deboli.
Tutto questo non è mai stato fatto, queste politiche si sono spente nelle proposte inascoltate di chi ha spesso sollevato questioni di vivibilità.
Ed oggi arriva l'iuncidente, quello che fa male, l'ennesimo, questa volta non fra veicoli, ma con un pedone, con un essere piccolo e debole, indifeso e insignificante di fronte alla furia motorizzata di uno scooter. 
Il caso, la forza maggiore, l'imprevisto, lo accettiamo, ma quello che era scritto, quello che si dovrebbe senpre prevedere non possiamo accettarlo. Non possiamo accettare di avere paura di pedalare con i nostri figli, di passeggiare sul lungomare con le nostre famiglie.
Ancora un progetto che manca, ma questa volta, questo vuoto, questa vacatio progettuale, ha creato una lesione gravissima ad una persona, una donna, un essere umano. Che non è un numero statistico, non può esserlo, è un membro della nostra comunità che è stato offeso.
Siamo vicini con un abbraccio grandissimo a questa persona, sperando di non dovere raccontare una storia triste. 
Siamo arrabbiati, perchè le tragedie annunciate non dovrebbero mai diventare reali.

Simone Morgana
Consigliere Nazionale Fiab Onlus
Ufficio Legale Fiab Onlus